Fondato nel 1948 il gruppo “Eolo”
di Montalto Dora può contare sull’apporto
di circa 70 soci suddivisi nei vari settori del modellismo e su una
pista in asfalto di mt. 10 x 100 con 800 mt. di erba rasata intorno
che permette il volo in sicurezza di qualsiasi modello.
Questo “paradiso” modellistico ha rischiato
l’estinzione nell’ottobre del 2000 a causa di una piena
della Dora Baltea che ha riversato sul campo 100.000 m3 di terra:
ci sono voluti oltre 6 mesi di duro lavoro per ripristinare
il tutto ma nonostante questo per il 2002 sono ben 10 tra manifestazioni
e ritrovi gli eventi organizzati da questo gruppo che a ragion
veduta potrebbe ben gemellarsi con l’araba fenice. |
La manifestazione inizia ufficialmente con l’F9 Phanter di Gianni Mazzola (Giaveno) motorizzato con un Plettemberg 220/50 13 p4s + ventola intubata midi Fan 90 mm. che con 24 celle e 1400 Watt assorbiti al decollo ci ha deliziato con un volo teso e realistico accompagnato da un “sibilo” che è musica per le nostre orecchie.
Folta la rappresentanza di piloti da Asti che ha continuato le danze: Michele Ramponi ha rotto il ghiaccio presentando il suo Extra 300 derivato da una scatola Yamara che con i sui 85 cm di a.l. in posa statica sembrava un tranquillo park flyer; questo prima di scoprire che sotto il “cofano” gira un Hacher b 20 18 L ridotto 1:4 che tira tranquillamente una 8/6 a 8700 giri; il volo è a dir poco impressionante per un modello del genere, salite in verticale, acrobazie e soprattutto velocità non hanno niente da invidiare ad un modello a scoppio. Ottimo anche il secondo modello presentato dal simpatico Ramponi: la riproduzione di un Bf 110 da 175 di a.l. interamente autocostruito con fusoliera in resina e carrelli retrattili motorizzato con due Mega Short alimentati da 16 celle che tirano due 9/6 in presa diretta. Come vola? Vi basti sapere che per sembrare realistico bisogna ridurre di oltre metà la manetta!!
Subito dopo Leonardo Cissello, sempre da Asti, ha presentato il suo Stitz Play Boy scala 1/8, riproduzione classica molto ben fatta e motorizzata con un Astro Fly 020 che, con un 8 celle da 1000 ma garantisce un volo realistico ed una buona autonomia. Come secondo modello il buon Leonardo ha portato un piccolo (superficie alare di 6 d.q.) Scorpio 400 Mesinger, motorizzato Speed 400 in diretta che ha lasciato molti sul campo a bocca aperta: infatti il volo di questo piccolo modello è semplicemente impressionante: velocissimo, preciso e tutto sommato nemmeno troppo critico. Mi ricorda la pubblicità della Opel Agila: prima Ah!! Ah!! Ah!! (risata) quando lo vedi in mano e considerando il motore da € 5,5 poi Ha!, Ha! (stupore) quando lo vedi (se ci riesci) in volo.
Silvagni da Biella ha portato in volo uno splendido F3A denominato Futuro 5 (a.l. 180 cm per 4 Kg.) che, spinto da un poderoso Aveox 14/15/3y ridotto 2.7:1 (riduttore autocostruito) con 30 celle, ha eseguito con precisione millimetrica un notevole programma acrobatico con salite senza fine a forare le nuvole sempre più minacciose.
Potevano mancare gli elicotteri? Certo che no. Ci ha pensato Bruno Valente da Asti con il suo Heaven Up dotato di motore Kontronic Brushless Drive 500 accoppiato ad un rotore con pale da 106 cm. Molto bello in volo, stabile in hovering, volendo anche acrobatico e soprattutto con un’autonomia di ben 9 minuti con celle da 2400.
Molto bello anche il Fly Baby di Gagliasso riproduzione in struttura classica (balsa con ricopertura in carta) dell’omonimo home built americano anni sessanta; le doti di volo rispecchiano quelle che avevano fatto la fortuna dell’originale; brioso e vivace anche se non si può definire propriamente un acrobatico.
Per tutti coloro che non sanno (e ho paura saranno in molti) cosa vuol dire avere per le mani un modello da F5B, uno dei piloti della squadra italiana F5B, Piermario Cavaggioni, ha tolto ogni dubbio con il suo Avionic 2001 da 170 cm. di a.l. e 2000 gr. di peso che ha impressionato i presenti sia per il sistema costruttivo che per il volo.
Il modello è di costruzione russa
tutta in stampo; materiali Kevlar e carbonio, ala costruita
con procedimento sottovuoto e profilo variabile (4 servi) semplicemente
perfetta senza la benché minima imperfezione: in fin dei conti
è un modello che andrà ai mondiali. Il motore
è un Aveox Hc 1409 Ridotto 1:3.7 alimentato con 27 celle da
1000 mA per allenamento e da 1300 mA per gara. Velocità
circa 200 Km./ora. Autonomia in assetto da gara 70 secondi.
Il volo, se non si conosce il tipo di modello, lascia a bocca aperta: dopo
il lancio il modello sembra restare un attimo immobile (l’elica
è stallata) ma appena la stessa “morde” l’aereo schizza
via con rateo di salita impressionante tanto che in 4/5 secondi
può raggiungere una quota notevole, spegnere il motore ed
eseguire tutte le acrobazie con una eleganza degna di essere accompagnata
da un adeguato sottofondo musicale.
Naturalmente altri modelli, che per motivi di spazio non vengono citati (motoalianti,
slow-flyer, schiumini), hanno allietato la manifestazione con le loro acrobazie.
Durante la pausa pranzo abbiamo potuto ammirare il gruppo propulsivo che motorizzerà la squadra di Silvagni la quale, patrocinata dall’Università di Roma, si recherà presto in America per partecipare al periodico incontro/gara tra Università durante la quale aeromodelli elettrici di molti paesi del mondo dovranno cimentarsi in prove di volo e trasporto di materiale con specifiche tutt’altro che facili da rispettare. Il motore è un 3450/7 Graupner con riduttore ad ingranaggi 2,42:1 che tira una Ments 22/10 a 6000 giri con 37 celle. Impressionante la trazione statica di ben 8 kg. Il riduttore ed il regolatore (a mosfet da 50 V) sono autocostruiti dalla famiglia Silvagni (papà e figlio sono veri esperti in materia).
Sempre dopo il lauto pasto (a base di costine, polenta
e buon vino) gli aeromodellisti presenti hanno potuto assistere alla
prova della macchina a controllo
numerico per il taglio delle ali costruita dai due “reporter”
che stanno scrivendo; la cosa ha suscitato reazioni controverse
soprattutto per le caratteristiche della macchina costruita in economia con
materiali da bricolage, spesso di recupero e con un costo
veramente irrisorio: una parte dei presenti (con lavori legati
alla meccanica, officine, etc.) era perplessa sul fatto che
il marchingegno potesse realmente funzionare, mentre i restanti,
pur ridacchiando sotto i baffi quasi sicuri che la strana
cosa avrebbe tagliato di tutto (costine comprese) tranne
che un ala, si dimostravano comunque interessati. Il mormorio è diminuito
dopo che una prima ala (molto semplice ma correttamente tagliata)
è uscita dal blocco di polistirolo ma è cessato quando Fabrizio,
solleticato sul vivo da alcune critiche sulla costruzione,
ha sparato via una ala a freccia con profili diversi alla radice ed
al terminale e relativa svergolatura che ha lasciato di stucco molti
tra i presenti. Da quel momento è nata una fattiva collaborazione
tra i modellisti presenti alcuni dei quali si sono offerti per migliorare
la macchina con parti in alluminio rettificate,
motori più potenti etc.
Questo, insieme alla cordialità e disponibilità
dei soci, dimostra ancora una volta la valenza di questo gruppo che con tenacia
e caparbietà ha tenuto più che viva la cultura aeromodellistica
in zona; purtroppo questa volta la fortuna non li ha aiutati visto che nel
pomeriggio ha definitivamente iniziato a piovere segnando
la fine dei voli.
E’ stata comunque un’esperienza positiva che
ci ha permesso di conoscere molte persone entusiaste delle “ali silenziose”
che speriamo crescano sempre di più anche in vista del prossimo
raduno!
Piersergio Crosetti - Fabrizio Ruatta
Questo articolo è stato pubblicato sul n°58 di Modellismo.
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| Creato da Ruatta Fabrizio: fruatta@altervista.org Updated: 28 Settembre, 2003 - Visto: volte |